L’EDUCAZIONE



Lydia Capelli - L'educazione

L’EDUCAZIONE
“Gli italiani sono il popolo più maleducato del mondo”.
Leggere un titolo del genere su un noto giornale non può lasciare indifferente soprattutto se italiano.


L’Italia è da sempre una nazione splendida dal punto di vista paesaggistico, culturale, morfologico, culinario, storico, artistico, architettonico.
Colline, montagne, pianure, spiagge, mari, laghi, fiumi, città, paesini, industria e agricoltura, tecnologie e tradizioni. All’Italia non manca nulla. Purtroppo è abitata dagli italiani.

Mafiosi, qualunquisti, invidiosi, vendicativi, complessati, ipocriti, ladri, buonisti, le definizioni si sprecano ma maleducati proprio mancava!


Eppure, all’apparente atteggiamento generoso, solidale e amichevole, al buon gusto estetico e stilistico riconosciuti nel mondo, si insinua un comportamento arrogante, prepotente, menefreghista che mina le relazioni tra individui e rovina il vivere quotidiano.

“Grazie” è praticamente sparito dal vocabolario italiano, così come “Scusi” e “Mi dispiace”. Il saluto è diventato un optional come lasciare il gabinetto senza lavarsi le mani. Le fondamentali regole educative di portamento, di comportamento in pubblico, in casa, a tavola, sono dimenticate.
Qualche esempio di ordinaria maleducazione. In gran parte dei paesi del mondo quando si incrocia lo sguardo di uno sconosciuto si saluta cordialmente, magari accompagnato da un leggero sorriso, e si prosegue per la propria strada. In Italia ci si fissa molto indiscretamente e a lungo con il muso duro. In Italia non si saluta se non si conosce. Quando si entra in un negozio non è conveniente un “Buongiorno” o “Buonasera” ma, se costretti, solo un vago “ciao”. L’uso cortese del “Lei” offende uomini e donne perché sinonimo di vecchiaia e ripugna i giovani perché troppo rispettoso verso il prossimo e, di questi tempi, avere rispetto non è più di moda. Il “ciao” e il “tu”, sembra, accorciano le distanze sociali ma assottigliano anche notevolmente le buone maniere.
L’abuso del “tu” a tutti i livelli e gradi è ormai affermata consuetudine. Non ci sarebbe niente di sbagliato se non fosse utilizzato nel senso più denigratorio e dispregiativo del termine. Con l’usanza del “tu” si è più inclini a polemizzare, il “tu” crea la falsa illusione di stare a proprio agio e permettersi facili confidenze, al “tu” si associa l’idea errata di avere tutti lo stesso valore. Basti recarsi presso un qualsiasi sportello postale, bancario, amministrativo, ospedaliero per rendersi conto di quanto fastidioso, diffamatorio, spregevole, distintivo e discriminatorio possa risultare questa cattiva pratica.
In Italia l’apparenza detta legge. Il vestire impeccabile, la pettinatura alla moda, il trucco pesante, il “ritocchino” da eterna “velina” per le donne e la sindrome da “Peter Pan”  per gli uomini sono il fondamento della società odierna. Non sarebbe così grave se tali ridicole corse contro il naturale decorso del tempo non fossero accompagnate dal linguaggio triviale, aggressivo, volgare.
Maschi e femmine di ogni età adottano terminologie e intercalari comuni da far rabbrividire uno scaricatore di porto (con il dovuto rispetto per la categoria).
I bambini non sono esenti. Una volta si distinguevano i beneducati dai maleducati con tutto il giustificato rammarico e il conseguente disappunto per questi ultimi. Oggi, inspiegabilmente, i bambini sono tutti definiti simpaticamente “vivaci”.
Invece, questi piccoli dittatori pretendono e ottengono tutto quello che vogliono con la massima facilità. Sono scusati, scagionati, sostenuti e incitati dagli stessi genitori che non hanno più la voglia e la capacità di imporre le basilari regole comportamentali. Sono lasciati senza freni dagli insegnanti che non hanno più lo stimolo e le risorse per insegnare loro la disciplina. I bambini e i ragazzi camminano curvi, mangiano male, fumano e bevono alcool in eccesso, non vogliono ascoltare, non sanno parlare a bassa voce, non hanno paura di niente salvo di non appartenere al “gruppo”, non accettano rimproveri, consigli, suggerimenti salvo che dalle amicizie sbagliate. I piccoli teppisti in erba sono gratificati dagli stessi atteggiamenti degli adulti che li circondano divenuti con il tempo complici passivi di poco conto.
I media non aiutano. I modelli attuali sono finalizzati alla commercializzazione, al consumo e allo spreco. L’ostentazione della giovinezza, della bellezza, della ricchezza a tutto campo oscurano i valori non pecuniari.
Gli adulti sono diventati, forse, brutti e cattivi loro malgrado ma i loro figli sono la proiezione di questo degrado morale e comportamentale assurto come esempio da imitare e da seguire.
L’educazione degli italiani è dunque estinta?
Hanno contribuito alla prematura morte, le mancate risposte dei cittadini da parte degli organi istituzionali, le assenti due righe all’invio dei curricula dei candidati ai datori di lavoro, le promesse mai mantenute, gli impegni scordati, i ritardi non motivati, i contrattempi non comunicati, la fiducia mal riposta, le scuse mai arrivate, i ringraziamenti latitanti.
Gli italiani hanno perso il senso della misura, dell’ordine, del buon senso, dell’umorismo, dell’ironia, dell’altruismo, della genuinità, della semplicità.
Nessuno è più disposto a imparare, a riflettere, a rimediare, a pentirsi.
Tutti si sentono padroni di violare la moralità, l’etica e tutto ciò che non gli aggrada, non si sa a quale titolo.
Il contegno, la buona condotta, il rispetto, la sobrietà sembrano termini d’altri tempi, sorpassati, antiquati, demodé, non si capisce chi l’abbia deciso.
Qualcuno si sente inadeguato, incompreso e disgustato di fronte allo spettacolo deprimente dell’essere umano in declino. Parolacce, bestemmie, imprecazioni, rutti reboanti, schiamazzi, polemiche, disprezzo, facili costumi non possono che acuire il malessere sociale anche nel più stupido degli uomini.
“Gli italiani sono il popolo più maleducato del mondo”. Sarebbe tempo di cambiare.


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